“Ve cianno mai mannato..a quer paese?”

venerdì 10 gennaio 2014

02:11

Dagli otto ai trent’anni circa ricordo di aver letto come una matta. Tutte le vite dei Santi, Antico e Nuovo Testamento, Vangeli, il Corano (ahimè l’ho letto a otto anni e devo ammettere di ricordare poco davvero, ma ricordo che la prima volta che alle elementari scissi “ahimè” in un tema, la maestra pensò che non fosse normale e che i miei genitori fossero troppo severi). Ho avuto la fase reincarnazione, vita oltre la vita, regressione ipnotica negli anni ’80, letture leggere (ironico, anche se alcune erano stupide davvero), alle quali affiancavo filosofia, storia e psicologia. Ovviamente ho letto tutti i grandi classici tranne forse alcuni scrittori Russi che mancano ancora all’appello ma non mi rammarico della loro assenza. I classici li ho letti nelle edizioni degli anni 60-70 e ottanta che già avevamo in casa, imparando così ad amare la bella scrittura, una prosa corretta sia per un utilizzo appropriato dei termini che permettevano di creare le giuste atmosfere e sensazioni, ma anche per la grammatica e la sintassi, arrivando persino a studiare da giovanissima, etimologia e linguistica, grazie ad una insegnante meravigliosa. Ci sono stati libri e romanzi leggeri leggeri, (Danielle Steel nun te temo!),  quelli erotici ed anche quelli illeggibili e pure i mattoni, belli,  ma faticosi come una maratona a NY senza allenamento. Ho imparato a leggere da sola, quando avevo 4 anni, quello lo ricordo bene. Dai 4 agli otto anni però i ricordi si fanno confusi e per quanto gia leggessi romanzi e racconti ho memoria solo di aver letto tanti, tanti, tanti fumetti. In fin dei conti mio papà é un fumettista, che altro avrei potuto leggere?

Ho scritto la mia prima fiaba all’età di undici anni (“L’omino invisibile”, chissà se la mamma lo conserva ancora insieme alle mie pagelle ed ai miei disegni? Il fatto che io ne ricordi ancora il titolo potrebbe essere uno dei primi sintomi di Alzheimer) ed a dodici alla domanda: cosa vuoi fare da grande? ricordo di aver risposto “la giornalista”. Purtroppo quel sogno non si é potuto avverare, ma le parole ho continuato ad amarle mossa da un rispetto e  da una passione profondi e viscerali.

Ero una snob intellettuale, dotata di una mente veloce e brillante, e per questo e molte altre ragioni, convinta di sapere tutto ed in parte era anche vero.

Poi, per mia grande fortuna, ho perso buona parte della memoria, che sto riacquistando solo adesso, lentamente, ed ho scoperto di aver commesso un errore tragico ma molto comune nelle persone che hanno un certo livello culturale: avevo fondato  le mie sicurezze su ciò che sapevo e non su quello che io ero.

É stato davvero doloroso e solo adesso posso dire grazie a quella sofferenza. Così, se vi capitasse di parlare con me in questa nuova fase della mia vita, potrei sembravi molto meno “intellettualmente snob e creativa”, ma certamente più simpatica e semplice, sia nei pensieri che nelle azioni oppure solo una stronza come tante altre.

Quello che sapete o che avete studiato non definisce chi voi siate e soprattutto non vi rende migliori degli altri. Sapeste quanti professoroni e pluri-laureati ho conosciuto che avevano letto ((e capito)) un millesimo di quel che avevo letto io, ma che si nascondevano dietro ad un pezzo di carta. Quanta gente sapientona in pochissimi campi ho avuto la sfortuna di incontrare, specie sul lavoro, che era di solito estremamente confusa in tutto il resto perché si affannavano  a voler sapere “di tutto un po’” pur di non fare brutta figura e di non doversi mai trovare a dire “uh non so di cosa tu stia parlando, ma sembra interessante, ti va di insegnarmi?” Ah, vade retro, non sia mai, questi personaggi tristi sono solitamente riconoscibili per i finti caratteri esuberanti ed “artistici”, per la superficialità sia intellettuale che dell’anima e perché dotati di  una arroganza senza pari che sfoggiano senza alcun pudore. Ovviamente l’umiltà e la capacità di ascoltare davvero non sanno cosa siano.

Se solo capissero quanto ci sia da imparare da tutto e da tutti, che siano laureati o che abbiano la terza elementare o che siano addirittura bambini, vivrebbero per sempre felici.

Invece no. Sono sempre insoddisfatti, di solito si lamentano anche parlando da soli, sbuffano e sembra sempre che portino sulle proprie spalle tutto il peso del mondo e se ti chiedono una opinione, state certi che lo faranno per cercare una lode, perché essendo insicuri e permalosi, non sono assolutamente in grado, psicologicamente ed emotivamente, di gestire una qualsivoglia critica costruttiva, figuratevi se la la critica arrivasse dura e spietata.

Avete mai notato come le persone semplici siano spesso le più sorridenti e gioviali? Proprio come i bambini. La cosa più triste é che spesso questi individui nascono con potenzialità incredibili e in un ambiente agiato, nel quale potrebbero svilupparle senza alcuna difficoltà. Purtroppo però il più delle volte sono anche viziati e ineducati. Sí, certe qualità e certi valori o te li insegnano o li impari a suon di schiaffoni e di calci in culo. Ops. Pardon, intendevo deretano.

Insomma, persone tanto tristi, insicure, insoddisfatte che come unico scopo nella vita hanno quello di far sentire inadeguati gli altri pur di non riconoscere ed ammettere di avere un problema e che di solito idolatrano esseri ancora più insicuri ed ignoranti nell’anima di quanto lo siano già loro, se mai fosse possibile.

 

Ora vorrei lasciarvi , dopo questo sproloquio, (*vede gente fare la ola*) con una amletica domanda: ma voi signori e signore che “so tutto io e figurati se tu puoi insegnarmi qualcosa piuttosto vado su Google e imparo due o tre frasi così capisci che so e non me ne parli più”, andare da uno bravo no???…oppure se preferite andate semplicemente a quel paese, sapeste quanta gente che c’é stata (cit.)!

 

 

 

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