Fantasy story…appunti…

Shi'nayne Aurien No'quar

Shi’nayne camminava in fretta con passi lunghi e regolari, brontolando tra sé: “La Signora desidera vederti: ora! Richiede la tua presenza al Tempio, subito. Corri, Shi, salta Shi…sorridi Shi…!”..’come se fossi una sua proprietà, da comandare come un lupo domestico…’… Arrivata davanti all’ingresso della grotta artificiale, prese fiato, lisciò la gonna e provò a nascondere il seno procace nella scollatura, con scarsi risultati. Sembrava in tutto e per tutto un elfa, ma troppo luminosa per essere Dunmer, troppo elegante e con lineamenti troppo raffinati e pallidi per essere una Bosmer e che quindi, troppo spesso per essere nei territori della Fazione Ebonheart, veniva scambiata per una Altmer minuta e sfuggente, ma dalla bellezza comunque esotica e fin troppo appariscente. Quel giorno i lunghi capelli candidi che avevano i riflessi della luna argentata erano raccolti in una crocchia morbida, mentre gli occhi del colore del ghiaccio, ma impreziositi da mille pagliuzze dorate erano come sempre truccati in modo pesante, quasi volgare. Il vestito di foggia Argoniana era composto da una fascia che le copriva il seno stringendolo ed evidenziandone curve e morbidezza, lasciando le spalle, le braccia ed il ventre piatto completamente nudi, salvo che per i nastri di cuoio lavorato e stoffa che lo collegavano ad una gonna lunga ed ampia ed ad una sopragonna leggera di cuoio che faceva sì con la sua pesantezza, che la gonna cadesse in modo da evidenziare la forma dei fianchi prima di aprirsi morbida fino ai piedi. Era uno dei vestiti più sobri che avesse, alla fine viveva da quando aveva 4 anni in una taverna, la Fiasca d’Ebano che nella capitale di Stonefalls, Ebonheart, era famosa per essere una casa di piacere e poi, la giovane non aveva mai avuto pudore per la nudità, anzi amava imbarazzare e scandalizzare gli uomini, ma talvolta anche le donne, con i suoi atteggiamenti provocatori. Una voce perentoria la scosse dai suoi pensieri facendole ricordare di essere ancora lì, in piedi, davanti all’ingresso della grotta artificiale che era il Tempio dove sua madre pregava, celebrava rituali, architettava e intesseva le sue trame per il Principe della dissolutezza e del peccato, l’astuto e ironico Sanguine. “Entra, svelta, la Signora è spazientita dal tuo ritardo e stavo venendo a cercarti!” le disse una delle sacerdotesse al servizio di Sanguine che era appena uscita di corsa dalla grotta. Shi’nanyne sospirò e poi finalmente si scosse dal torpore ed entrò nella grotta. […] “…quindi, bambina, è fondamentale che tu comprenda l’importanza di questa missione e che tu sia consapevole di quanta fiducia io stia dando …a TE. Anzi di quanta fiducia il nostro Principe e Signore stia dando a..TE. Lo capisci? Te ne rendi conto?” Il sorriso ammaliatore di quella donna era fra i più magnetici, suadenti e falsi che Shi’ avesse mai visto, ma di certo quella parvenza di gentilezza non era riuscita a nascondere il disprezzo e la bassa considerazione che la donna aveva di lei. “…a TE, mhpf, come se fossi una schiava, una sguattera delle sue cucine.” pensò la giovane elfa osservando la Dunmer davanti a lei mentre annuiva vigorosamente per farla contenta. “Sì, madre, lo comprendo e vi ringrazio.” sorrise di rimando Shi’nanyne, sottolineando la parola madre con quanta più dolcezza possibile. L’effetto era sempre divertente, quella semplice parolina riusciva ogni volta a regalarle attimi di impagabile divertimento. Il volto della sacerdotessa Dunmer si contorse in un misto tra disgusto, rabbia, alterigia e nei suoi occhi apparve quella scintilla omicida che la giovane conosceva bene. Durò solo per un attimo, per un respiro, per un battito d’ali, ma le fu sufficiente per riguadagnare un poco di serenità e per poter sorridere di nuovo, stavolta con soddisfazione e divertimento sinceri. “Non chiamarmi MAI più, così, bambina.” disse Salima abbassando minacciosamente il tono di voce che si ridusse quasi ad un sussurro minaccioso, simile al sibilo di un serpente pronto a sferrare un attacco micidiale. “MAI PIU’. Ti ho lasciato portare il mio nome solo per permetterti di avere accesso alla scuola Arcana e per farti sviluppare quella predispozione naturale alla magia che ti scorre nelle vene, essendo frutto del mio ventre ed avendo il mio sangue. Avrei dovuto ucciderti alla nascita, ma il nostro Principe, al quale non manca lo humor, ha visto qualcosa in te, un’utilità che gli dava un incredibile piacere. Solo per questo il tuo nome è Shi’nayne Aurien No’quar, non dimenticarlo mai e non dimenticare che porti quell’ametista che ti collega a me al collo solo grazie a Sanguine. Ricorda quale sia il tuo posto, bambina, e usa la tua intelligenza per servirlo, come hai già fatto piuttosto bene con la tua bellezza accecante ed il tuo bel corpicino voluttuoso. Ora va, va da lui, chiedigli aiuto per arruolare gli uomini e le donne che ti serviranno per portare a termine la ricerca e non tornare da me sino a che non l’avrai completata. Sul tavolo troverai dell’oro, una mia lettera e alcune mappe che agevoleranno il viaggio. Con l’ametista che indossi potrai preparare il rito di comunicazione per aggiornarmi sui progressi, ma non osare disturbarmi per nulla e impara ad arrangiarti, il resto dovrai procurartelo da sola. La missione è importante, ma io non faccio beneficenza, specie a te. Ora va e torna solo SE sarai viva e SE l’avrai trovata.” Selima, la grande sacerdotessa di Sanguine, fissò per un momento che sembrava interminabile la giovane elfa davanti a lei e poi si voltò addentrandosi nelle stanze del tempio scavato nella roccia. Shi’nanye dopo qualche minuto di tensione, quando fu certa che la madre fosse oramai troppo lontana per sentirla, scoppiò in una fragorosa risata che sembrava interminabile. Libera! Era libera! Poteva finalmente vedere il mondo, usare la sua magia come e quando voleva e bere e mangiare e giacere con tutti gli uomini e le donne che le sarebbero piaciuti, senza doverlo fare per ottenere informazioni o favori per Salima e per Sanguine. Il giogo di quella vipera si era allentato e Shi’nayne non si sentiva così felice da…da sempre. Naturalmente avrebbe seguito le sue istruzioni, naturalmente avrebbe intrapreso la ricerca, ma finalmente era libera. […] *toc toc* “Avanti!” Shi’nayne entrò nella stanza dove il guerriero attendeva in silenzio. Pur avendo la pelle d’alabastro dai riflessi grigi argentei, con una pigmentazione rara ma possibile nella sua razza, ed i capelli bianchi con gli stessi riflessi della luna invece tipici di molti elfi oscuri, il volto era più rotondo, voluttuoso, morbido, indicando il suo sangue misto. La veste che indossava era attillata e lasciava poco all’immaginazione, mostrando le curve, segnando la vita sottile ed i fianchi morbidi e il seno generoso. Sì, osservandola con attenzione era chiaro che fosse una mezzo sangue. I lineamenti e quegli occhi del colore dei cristalli di ghiaccio trafitti dai raggi del sole, le labbra morbide e carnose e l’eleganza dell’insieme potevano addirittura farla assomigliare ad una Altmer, o ad una Bosmer di incredibile bellezza. Ma lei non lo era e, più di una volta, quella bellezza elfica le aveva creato problemi, ma non quel giorno. Arrivata davanti all’alto uomo del Nord si alzò in punta di piedi e gli sfiorò le labbra con un bacio poi iniziò lentamente a spogliarsi ed a parlare, fissandolo intensamente negli occhi. “La mia signora richiede ancora una volta i tuoi servigi, Artad.” disse con voce sensuale. “Salima desidera radunare un manipolo di mercenari versatili e preparati, che possano partire presto. Il gruppo non dovrà essere troppo grande, al massimo un piccolo manipolo di cinque, otto persone e dovranno essere pronti a mettersi in viaggio in fretta. La ricerca potrebbe richiedere dei mesi, forse anni. Come sempre si potrebbero arruolare novellini da svezzare, oppure potremo..” – disse sottolineando il plurale e quindi lasciando casualmente intuire che lei stessa avrebbe partecipato alla spedizione – “..potremo avvalerci di esperti combattenti, basta che la servano bene e che portino a termine la missione, in un modo o nell’altro. Se sopravvivranno, o meglio, chi tornerà vivo dopo aver trovato quello che Salima cerca, riceverà una lauta ricompensa, ma abbiamo oro anche per il viaggio.” Così dicendo, prese una mappa ed una lettera dalla tasca dell’abito e poi slegò l’ultimo laccio lasciandolo scivolare a terra, rimanendo nuda e bellissima davanti all’imponente umano. Era bella da togliere il fiato. La scena sembrava quasi un rituale che si era già ripetuto molte altre volte. Sorridendo maliziosa Shi’nayne si voltò e, camminando con eleganza ferina prese una pesca dal cesto sul tavolo e si sedette sul letto sfatto, a gambe incrociate, aprendo con una mano la mappa davanti e sé e al contempo dando un morso al frutto che sgocciolò del sugo sul mento e sul seno. No, non era poi così elegante come la sua bellezza elfica potesse far credere. SCHEDA PERSONAGGIO: Shi’nayne Aurien No’quar Figlia illegittima di Salima Ananya No’quar, proprietaria del bordello taverna di Ebonheart, la Fiasca d’Ebano, gestita da Fedrasa Andrethi sua adepta e pupilla, Salima è in realtà prima Sacerdotessa di Sanguine. Il padre è _____, fiero guerriero del Nord, amante di una notte. Età apparente: 25 anni, elfa nel pieno del suo fulgore e non più adolescente. Età reale: 17 anni compiuti durante l’equinozio di primavera. Il suo passaggio all’età adulta è avvenuto, secondo lei, quando all’età di 13 anni accolse il primo uomo nel suo letto per i festeggiamenti del solstizio d’Inverno durante i quali gli Uomini del Nord festeggiano Kyne dea della Tempesta, detta anche Kynareth, che loro chiamano Madre degli Uomini, e che onorano facendo gare di combattimento e di forza, bevendo e mangiando e indulgendo nella promiscuità come fosse una grande Beltane, sempre per compiacere quella che viene considerata la Dea dei guerrieri per eccellenza. Carattere: Nonostante l’influenza della madre e l’ambiente nel quale è vissuta, Shi’nayne è una vera figlia di Sanguine, allegra, ironica, pronta alla battuta ed allo scherzo, anche crudele, capace di trarre piacere da qualsiasi situazione ma ben poco “oscura e perversa”. Cresciuta nella depravazione di un luogo di piacere, ma anche alla luce della verità che gli uomini e le donne mostrano di sé stessi solo quando si lasciano totalmente andare, Shi’nayne pur sapendo mentire con grande maestria ed avendo doti da attrice esperta, caratterialmente è sincera, schietta sino all’estremo, diretta e spesso ben poco raffinata, per essere una femmina all’apparenza tanto elegante e misteriosa. Adora usare la propria bellezza a suo vantaggio ed è brava a manipolare uomini e donne deboli, usando fascino e sensualità, ma al contempo, essendo sempre vissuta tra taverna e casa di piacere e scuola dei Maghi, in un certo qual modo protetta dal mondo esterno e dall’odio razziale e dalla guerra tra le fazioni, è anche ingenua e poco sa del mondo esterno se non quello che ha letto nei libri nelle ore di studio. Quindi, anche se conosce la storia e gli avvenimenti delle terre di Tamriel, anche se sulla carta sa che il suo aspetto così simile a quello di una Altmer potrebbe scatenare furie omicide in alcuni individui, lei non ha mai vissuto qualcosa di simile. Lei fino ad ora è stata l’attrazione esotica della casa di piacere e per giacere con lei si devono sborsare diecine di migliaia di monete d’oro, o fornire altri servigi di dubbia natura come spionaggio o fornitura di materiali rari o preziosi di contrabbando, senza contare che, almeno in questo, la madre le ha sempre dato diritto di scelta e non l’ha mai obbligata ad intrattenersi con qualcuno che a Shi’ non piacesse almeno in parte. Il suo motto è: “Puoi dare piacere solo se provi piacere” Quindi l’elfa così altera, bella in modo micidiale e sensuale, quasi inavvicinabile, era in realtà una ragazza giovane, ingenua ed inesperta priva di qualsiasi esperienza diretta del mondo vero. Abilità, curiosità e stranezze: Molto capace nelle arti magiche, ha svolto il suo apprendistato nelle scuole di Magia di Stonefall, viaggiando sempre da palazzo a palazzo tramite portali e mai per le strade. Per rilassarsi ama cucinare e la taverna dove lavorava con la madre è famosa per la bontà del cibo e per birra e sidro di sua produzione. Le sarebbe piaciuto studiare l’alchimia, ma ha sempre avuto poco tempo, la madre voleva diventasse una maga potente piuttosto che una semplice studiosa, quindi in mancanza di meglio, la cucina le era sembrata la cosa più simile nella quale impegnarsi. Ama i bei vestiti, i gioielli costosi, la bellezza e l’eleganza in generale, ma non sa cucire nemmeno un bottone né rammendare una toppa. Detesta essere sporca ed è abituata a farsi un lungo bagno profumato ogni sera. Fondamentalmente pigra, pur essendo dotata dell’agilità e della resistenza fisica dei Dunmer e della gente del Nord, detesta la fatica, preferisce viaggiare a cavallo e non è assolutamente abituata a dormire all’addiaccio. Non ha mai saltato un pasto in tutta la sua vita. Regge incredibilmente bene l’alcool e non ha mai fatto uso di droghe, nonostante Hist e Zucchero Lunare fossero doni comuni lasciati dai ricchi che giacevano con lei e che fossero sempre di un livello di purezza e di una qualità superiori. A Shi’nayne non serviva sballarsi, sapeva dare, ricevere e darsi piacere in mille modi e quello secondo lei era meglio di mille droghe delle quali aveva un po’ paura, infatti detesta perdere il controllo della propria mente o del proprio corpo. In compenso sangue, ustioni e ferite in generale non le fanno alcuna impressione, perché capitava spesso che qualche ubriaco innescasse una rissa o che qualche cliente tentasse con lei approcci troppo insistenti e non graditi, e lei sapeva esattamente come ustionare i malcapitati con un fulmine o una fiamma o anche solo colpirli in testa, a mali estremi, con il suo bastone imbevuto di magia arcana. Ha una passione per i ragni ma odia i pipistrelli in modo viscerale. Da che ne ha memoria, non ricorda di aver mai gridato in vita sua se non e solo al culmine del piacere. Se trova un libro che non ha letto non riesce a resistere alla tentazione di raccoglierlo, acquistarlo o, se necessario, rubarlo pur di leggerne il contenuto e questo l’ha messa in guai seri più di una volta. Ha la mania di annotare su un diario che ha sempre in tasca, tutti i giorni, le sensazioni e gli avvenimenti della giornata. Il diario è protetto da una magia che ne impedisce la lettura a chi non conosca la parola d’ordine e che causa brutte ustioni al malcapitato che ci provi comunque. Però, sino ad oggi, ha sempre scritto la sera, chiusa tra le quattro pareti della sua stanza, al riparo da occhi indiscreti. 

 

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